|
Macelleria Bier s.n.c. |
|
||||
|
|||||
|
Slow Food si fa in quattro per pitina e peta
|
Stati Generali dei Presidi Italiani in Sicilia 13-14-15 maggio 2005 Tutela della piccola produzione agroalimentare tradizionale. Problematiche e soluzioni per la piccola produzione agroalimentare italiana. Un tavolo nazionale di concertazione.
LUNEDÌ 30 MAGGIO 2005* e-mail: g.longo@messaggeroveneto.it Riuniti gli stati generali dei 200 presìdi italiani: tré quelli della nostra regione Slow Food, dalla Sicilia appello a salvare i prodotti del’artigianato alimentare
T1NDARI. In Sicilia, sui monti Nebrodi, agli stati generali dei Presìdi Slow Food c'erano davvero tutti: da Carlo Petiini, presidente intemazionale di Slow Food con Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onius, ai politici della Regione, del ministero delle Politiche agricole e del’Ue, ai tecnici, oltre a più di 400 produttori che si sono confrontati sui temi della qualità e della tradizione. Tra di loro anche i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia: Manuela Croatto, presidente di Cirmont per il Radìc di mont, Anna Maria di Lenardo per l'ente Parco naturale delle Prealpi Giulie che insieme a Cristina Buttolo ha rappresentato l'Aglio di Resta e Filippo Bier che, nel Pordenonese, è responsabile (con Massimo Zecchin), del triplice presidio di Pitina, peta e petucccia. C'era, inoltre, Francesco Savonitto, direttore dell'azienda agraria dell'Università di Udine. «La scelta della Sicilia non è casuale: la regione possiede un patrimonio agroalimentare unico al mondo e sono ben 32 i Presìdi Slow Food avviati sull'isola e sostenuti dalla Regione Sicilia», ha spiegato Petrini, il quale pensando al Friuli Venezia Giulia con i suoi tré presidi (appunto radìc di mont, aglio di Resta e peta-petuccia-pitina) e almeno due nei piani futuri (il pestat e il radicchio canarino) ha incoraggiato l'amministrazione regionale, dopo la bella collaborazione attuata nel campo dell'educazione alimentare nelle scuole materne ed elementari con l'assessorato alle attività produttive e turismo, «a dimostrarsi più sensibile verso questi prodotti d'artigianato alimentare e la loro salvaguardia, poiché ha sottolineato Petrini salvando un prodotto non si salva solo la nostalgia, ma un'economia, e si da fiducia a quei produttori che hanno scommesso in modo deciso la loro vita professionale in favore della qualità e della tradizione». Questa richiesta forte che gli enti pubblici sostengano i Presìdi è motivata, secondo il presidente di Slow Food, dal fatto che «proprio la riscoperta di questi prodotti, e il mestiere per farli, offre a un territorio un valore aggiunto, un'immagine di prestigio perché questi agricoltori, pescatori, allevatori eccetera sono depositari d'orgoglio e conoscenze pratiche, di dignità e di un modo di vivere antico figlio di un'Italia contadina». Che questo attiri anche il turismo non è certo un male: proprio i Presìdi italiani sono, per Petrini, quell'esempio buono e sano da esportare nel mondo per creare una «globalizzazione virtuosa». Nati nel 2000 e oggi arrivati a 200, i Presìdi italiani, pur godendo d'ottima salute, stanno vivendo una nuova fase della loro crescita, con rischi e problematiche complesse. Ora, da quanto emerso dagli stati generali, per i Presìdi, così come per molti altri prodotti di grande qualità organolettica e culturale è tempo di divenire «multidisciplinari» e il compito dei produttori, così come quello di Slow Food, è quello di creare "sinapsi", mettere in contatto e saldare un'alleanza strategica tra gli artigiani del gusto e i consumatori-coproduttori mettendo a valore il lavoro e retribuendo con un giusto prezzo presìdi e dignità di chi li produce. «Solo un prezzo corretto dei prodotti ammonisce Petrini da dignità al lavoro, soddisfazione ai giovani che non abbandonano mestieri antichi e gratificazione ad un intero territorio che ne viene beneficiato». Cristina Burcheri
|
|